Lo strano caso di Howard il papero. Seconda parte

howardtheduckpopecrop

Nella prima parte della storia editoriale di Howard il papero (la trovate a QUESTE coordinate) abbiamo visto quanto questo personaggio sia intrinsecamente legato al suo autore Steve Gerber. 
colan_stewart_rat_cvrLo scrittore non era in grado di tenere i ritmi serratissimi della Marvel e nel 1978 fu licenziato. Le strip vennero quindi affidate a Marv Wolfman e la serie regolare a Bill Mantlo. Nello stesso anno la striscia fu cancellata, Gerber si lamentò pubblicamente della qualità “semplicemente pessima” del lavoro di Wolfman. “Dopo la mia partenza”, dichiarò al Village Voice, “sembrava che avessero lobotomizzato Howard: era diventato privo di sostanza, nient’altro che una stupida parodia. Per questo ora stanno ponendo fine alle sue sofferenze”. Wolfman, alquanto piccato, decise di passare alla Distinta Concorrenza. Il matrimonio tra la Marvel e Gerber era definitivamente finito ma i battibecchi a distanza continuavano. Nel 1980 l’autore pubblicò per la Destroyer Duck 1Eclipse il graphic novel Stewart The Rat, opera che faceva il verso alla Disney e alla Marvel che avevano imposto dei cambiamenti sia grafici che caratteriali per distinguerlo da Paperino. Gerber non voleva rinunciare alla sua creatura, ma per adire le vie legali contro un colosso come la Marvel aveva bisogno di soldi. Fortuna volle che in quel periodo un altro autore aveva problemi legali con la Marvel. Non un uomo qualsiasi, bensì il Re: Jack Kirby. I due decisero di fare un team-up e per racimolare denaro crearono Destroyer Duck. Duke è un papero veterano di guerra il cui compagno di bevute (mai nominato, ma facilmente riconoscibile come Howard il papero) un giorno sparisce misteriosamente, solo per ricomparire anni dopo sulla porta di casa sua, insanguinato e moribondo. Era stato trasportato

“in un altro continuum spaziotemporale… dove le anatre non parlano… e sono dei primati rosa a prendere tutte le decisioni… Ero senza soldi, affamato… Ho firmato un contratto con questa azienda… la Entertainment Concepts, Ltd! Una divisione della GodCorp… la corporation più grande di quel mondo… dissero che avrebbero fatto di me una star… sfruttando la curiosità che avrei generato… ma non hanno fatto altro che umiliarmi”.

howard-e-il-destino-del-mondoDuke allora viaggia fino a quel mondo lontano e si vendica della GodCorp, il cui motto è “arraffa tutto e sfruttalo fino in fondo”. Non è difficile capire chi volessero rappresentare gli autori con la GodCorp. Se avete pensato alla Casa delle Idee ci avete azzeccato in pieno. Nel 1982 arrivò la causa giudiziaria. Le parti si misero d’accordo e alla fine Gerber riconobbe la proprietà esclusiva di Howard alla Marvel. Se avete tempo e diotrie da perdere potete consultare i documenti QUI.
Il vecchio Steve riprese i rapporti con la Marvel e divenne consulente della Universal Pictures per il film “Howard e il destino del mondo” (1986), un flop colossale costato la bellezza di 45 milioni di dollari. Ma nonostante tutto c’era ancora voglia di vedere Howard. Almeno su carta. E così per gli ospiti della serie Spider-Man Team Up il papero nel quinto numero della serie fa da spalla al Ragno.  E da qui, la follia pura. Gerber aveva intenzione infatti di creare due crossover non ufficiali. Il primo per la Image Comics tra Destroyer Duck e Savage Dragon di Erik Larsen; il secondo con l’Uomo Ragno, Howard e la sua fidanzata Beverly. Storoe ambientate nella stesso posto ma in cui i personaggi
degli universi Image e Marvel non si incontravano. Per farvela breve, alla fine misero in mezzo dei cloni e Gerber con un colpo di genio riuscì a riappropriarsi – almeno virtualmente – della sua creatura. Destroyer Duck porta via con sè Howard e Beverly e li affida al programma protezione testimoni. “Non mi riconoscerebbero mai là nella vecchia piantagione”, diceva Howard, il quale ora indossava occhiali da sole e si era tinto le piume di verde.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lui e Beverly avrebbero assunto le identità di Leonard e Rhoda Martini e si sarebberhowardo trasferiti a Buffalo, New York, lontani dalle grinfie della Marvel. Inutile dire che l’allora Executive Editor Tom Brevoort non la prese benissimo. Nonostante tutto Gerber riuscì a mettere il suo zampino per un’ultima volta nel 2001 con la linea MAX della Marvel, riservata ad un pubblico più adulto. Non contento del nuovo restyling del papero sempre più simile a Paperino e memore delle magagne con la Disney decise di fare diventare Howard un topo!

Se l’articolo vi è piaciuto condivitelo, spammatelo dove più vi aggrada, commentatelo ed iscrivetevi alla pagina Facebook di Non è un paese per nerd.

*Per la realizzazione di questo articolo è stata di fondamentale importanza la lettura di “Marvel Comics. Una storia di Eroi e Supereroi” di Sean Howe.

Stay nerdish, stay foolish!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...