Charlie Hebdo, un anno dopo

je suis charlie maometto

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. A un anno dalla strage dell’attentato della redazione parigina di Charlie Hebdo, il giornale satirico non ha cambiato la propria natura.


La mattina del 7 gennaio 2015 al civico 10 di Rue Nicolas-Appert due individui armati di kalashinikov – i fratelli Said e Cherif Kouachi – entrarono negli uffici del giornale e uccisero dodici persone. L’attentato apparve sin da subito di matrice jihadista. Le vittime: un addetto alla portineria, otto giornalisti, due poliziotti e un invitato alla riunione di redazione. La colpa degli autori di Charlie Hebdo era stata quella di aver rappresentato e schernito Maometto.

La solidarietà dei francesi non si fece attendere. La maggioranza del mondo occidentale si schierò subito a favore del diritto di satira. In breve tempo l’hashtag #jesuischarlie divenne virale.

Anche il nostro blog all’epoca si schierò rivendicando il diritto di satira (se ve lo siete perso cliccate QUI) e facendo un excursus sui precedenti più eclatanti in cui ci si fece beffe del Profeta.

In Italia non sono mancati gli omaggi alla rivista francese… e le polemiche. Fra tutte quella tra alcuni sceneggiatori italiani e il Corriere della Sera. All’indomani della strage il giornale di Via Solferino fece uscire un volume che raccoglieva le immagini che i disegnatori di tutto il mondo senza però chiedere l’autorizzazione agli autori. Le lamentele dei diretti interessati non tardarono a farsi sentire. Tra questi, la rockstar del fumetto italiano Roberto Recchioni, il geologo più famoso dell’universo fumetto Leo Ortolani e il disegnatore “che piace” Giacomo Bevilacqua.
Persino il settimanale “Topolino” non fu esente da critiche per via di un cambio di copertina dell’ultima ora (ne abbiamo parlato nel dettaglio QUI)

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La copertina del numero speciale di Charlie Hebdo del gennaio 2016

Un anno dopo, invece, sono tutti contro l’ultima copertina di Charlie Hebdo. Un dio (quello cristiano) con un kalashnikov in spalla, le vesti sporche di sangue e il titolo “L’assassino è sempre in fuga” ha tramutato i liberi pensatori in ” #jenesuispasCharlie”.

Eppure la linea editoriale del giornale non è cambiata: liberté, liberté, liberté. Un anno fa, eravamo tutti Charlie. Adesso, con l’ultimo numero in edicola, ne siamo un po’ meno sicuri…

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