Lo strano caso di Howard il papero. Prima parte

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In questo post analizziamo uno dei paperi dei fumetti più famosi del mondo.

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No, non stiamo parlando di lui     

Il pennuto in questione si chiama Howard e ha alle spalle una vita editoriale tumultuosa quasi quanto le sue avventure.

Non si può parlare di Howard il papero senza citare il suo geniale creatore Steve Gerber.

Steve Gerber il creatore di Howard the duck
Steve Gerber il creatore di Howard the duck

Gerber approdò alla Marvel negli anni Settanta su “Adventures Into Fear” raccontando le avventure del misterioso Uomo Cosa. Pur non amando il genere horror, Gerber aveva però la massima libertà di sperimentare a proprio piacimento dal momento che l’Uomo Cosa non era un personaggio “mainstream”. Dalla fantasia dell’autore nacquero personaggi più disparati, come Wundarr l’Aquariano

Vi ricorda qualcuno?
Vi ricorda qualcuno?

un misto tra un Bee Gees, Gesù Cristo e Superman (proprio per questo motivo la DC minacciò azioni legali), e naturalmente Howard the Duck. Un papero parlante che l’autore aveva ideato in una sorta di trance mentre dall’appartamento di un vicino arrivava il suono di un disco salsa (true story).

Vi ricorda qualcuno?
E lui chi vi ricorda?

Howard arriva nell’universo Marvel a causa di un incantesimo. Roy Thomas, l’editor-in-chief di quel periodo ordinò ad Egler di sbarazzarsi del papero perché un “funny animal” cozzava con le atmosfere cupe degli albi dell’Uomo Cosa. Ma Howard si rivelò essere sin da subito un personaggio amato dai lettori. Così, dopo sporadiche apparizioni, nel237905-78779-beverly-switzler 1976 Howard ottenne la sua serie regolare. Il papero fa base a Cleveland e si fidanza con l’umana Beverly Swizler, un omaggio di Gebler alla sua compagna Mary Skrenes. In breve tempo il primo numero era in vendita a dieci volte il suo prezzo originale, sempre ammesso tumblr_np7hwedoqr1sguu0ao1_500che si riuscisse a trovare qualcuno disposto a privarsene. Howard the Duck fu il primo fumetto Marvel a guadagnarsi l’attenzione dei quotidiani. L’ultima volta che la Marvel aveva fatto parlare di sè era stata quando Spider-Man era andato contro il Comics Code nelle sue storie di denuncia contro la droga. L’immagine di Howard
campeggiava sulla copertina del Village Voice (“L’ultimo papero arrabbiato in difesa dell’America”) e Gerber divenne una vera star. A meno di un anno dalla pubblicazione della sua serie regolare Howard si candidò persino alle elezioni presidenziali! L’ironia, la satira e la sfrontatezza erano gli elementi chiave per il successo della creatura di Gerber.

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Un’insolita candidatura per la Casa Bianca

ScarfaceDuckPoco tempo dopo però iniziarono i problemi. Frank Brunner, il suo disegnatore, già dal secondo numero era stanco di seguire le sceneggiature iperdettagliate di Gerber. Soprattutto non ne poteva più di ricevere rifiuti da parte della Marvel di alzargli le tariffe e decise di lasciare la serie. Cominciò quindi a vendere stampe e poster di un papero malavitoso di nome “Scarface Duck” che ebbero un notevole successo. Assomigliava molto a Howard… ma in fin dei conti, Howard stesso non assomigliava molto a Paperino? Tra l’altro la Disney minacciò azioni legali e per differenziare i due pennuti si decise di far indossare ad Howard dei pantaloni. Brunner, non contento, creò un altro papero chiamato “The Ducketeer”. Gerber iniziò a pretendere i profitti delle vendite.
“Quale parte della stampa”, gli rispose Brunner, “hai scritto o disegnato tu? Quale parte del contratto hai negoziato tu?”

Gerber era impegnato su quattro fronti contemporaneamente: lavorava a una striscia per i quotidiani di Howard the Duck, 511 strisce pubblicate tra il giugno del 1977 e l’ottobre del 1979; si barcamenava per rispettare le scadenze del mensile Howard the Duck; scriveva Howard the Duck Annual; si preparava a lasciare il suo appartamento di Hell’s Kitchen per trasferirsi a Las Vegas, la città natale di Skrenes. Troppe cose per una persona sola. Howard the Duck n. 16, preparato in fretta e furia durante un coast to coast era soltanto una raccolta di illustrazioni realizzate da vari disegnatori e accompagnate da un testo di un migliaio di parole dello stesso Gerber sulla difficoltà di rispettare le scadenze. Conteneva un dialogo immaginario tra l’autore e Howard, uno strano racconto di vita familiare (seguito da una autorecensione negativa dello stesso) e una sceneggiatura in cui dei “Marvelliani offesi” spingevano Howard e Gerber dentro un rumoroso macchinario che produceva barattoli di “Cervello affaticato Gerber”.

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