Lo sport visto dai giapponesi. Il calcio

captain-tsubasa-international-overseas-games-en-la-liga-1454269Dopo aver lanciato la rubrica sugli spokon (rinfrescatevi la memoria cliccando QUI) iniziamo a fare sul serio parlando del primo genere sportivo: il calcio. E quando si parla dello sport più famoso del mondo, contestualizzandolo nell’ambito dei manga giapponesi, non si può non parlare di uno degli spokon più famosi di tutti i tempi: Captain Tsubasa di Yoichi Takahashi, da noi meglio conosciuto come Holly e Benji.
Anni ’80. Il Giappone si è ormai lasciato alle spalle gli anni bui del dopoguerra. Il benessere economico si è diffuso a macchia d’olio e il peso della disfatta mondiale è diventato ormai estremamente labile. Il sentimento d’impotenza e inferiorità rispetto agli occidentali s’è acquietato, il desiderio di rivalsa internazionale ha trovato appagamento nell’esplosione economica che ha portato il Giappone ai vertici finanziari del mondo intero; anche l’insoddisfazione sociale e il desiderio di cambiare il mondo dei baby boomer si sono spenti nel fallimento delle rivolte universitarie del ’68. Un ridente campetto, un pallone bianco a chiazze nere, un gruppo di ragazzini che lo rincorrono. E, tra questi, lui, Tsubasa Oozora, coi suoi capelli che sfidano le leggi della gravità e il suo grande sorriso un po’ idiota perennemente stampato sul volto, che a giocare con quel pallone si impegna e diverte più di tutti quanti, perché quel pallone è il suo migliore amico.

Uno dei protagonisti più piatti e odiosi dell'umanità!
Uno dei protagonisti più piatti e odiosi dell’umanità!

Il manga seguirà la crescita anagrafica e sportiva del ragazzo, dalle partitelle con gli altri bambini in un campetto qualsiasi sino alla nazionale giapponese, e di tutta una serie di altri personaggi che saranno poi destinati a scontrarsi con lui come avversari o a giocare con lui come compagni di squadra.

HayabusaShotCaptain Tsubasa è semplice, eppure appassiona, al punto che è riuscito, al tempo della sua pubblicazione, a spingere i giapponesi, così chiusi nel loro baseball,  verso il calcio, sport che oggi è molto più popolare di un tempo, nel Sol Levante, anche e soprattutto grazie al successo di questa storia. Sta qua il gran pregio di Captain Tsubasa, il riuscire ad appassionare chiunquejap-wer, sia i fanatici del calcio sia chi invece a questo sport non è per niente avvezzo. È di calcio che si parla, è indubbio, ma è un calcio da shonen manga, pieno di acrobazie spettacolari, azioni al limite dell’incredibile, supertiri mirabolanti e di straordinaria potenza e personaggi che tutto sono meno che realistici. Proprio le tecniche di tiro più disparate e gli allenamenti a volte surreali faranno la fortuna del manga e in seguito del cartone animato.

Non solo, è un calcio da shonen manga degli anni ’80, e quindi si porta dietro tutta una serie di simbologie, trascorsi e valori da trasmettere tanto cari alle produzioni giapponesi del periodo (e precedenti), come lo spirito di sacrificio, la lealtà, l’abnegazione, la tenacia, l’amicizia, la correttezza, il gioco di squadra, la fratellanza. Sentimenti e valori molto importanti che si calano perfettamente nel contesto dei campi di calcio così come facevano, nello stesso periodo, nelle terre afflitte dal male o dalla criminalità presentate in molti altri manga.

tsubasa-hyugaIn Captain Tsubasa non ci sono buoni o cattivi, si tratta semplicemente di esseri umani, di sportivi, e durante o dopo la partita si può poi ritrovarsi come amici anche fra rivali, ma quei match così sofferti, così pieni di passione, di lirismo, di azioni rocambolesche e appassionanti colpi di scena riescono davvero a entrarci nel cuore anche così, e a farci palpitare per ogni gol, azione, colpo di testa, rovesciata, fallo, pareggio, vittoria e sconfitta, anche se l’andamento delle partite è in realtà piuttosto scontato e di facile comprensione per il lettore, seppur costruito con gran maestria.
Lo stile di disegno utilizzato è, al pari della storia, di una semplicità quasi disarmante: disegni chiarissimi, volti realizzati con quattro linee…
Eppure, nel corso dei volumi, assieme allo scorrere del tempo e alla maturazione captain-tsubasa-world-youth-493277fisica dei suoi atleti, anche la mano di Yoichi Takahashi migliora, si fa più netta, definita, personale e piacevole, sia pure nella sua semplicità, e risulta difficile se non impossibile immaginare Captain Tsubasa disegnato in altro modo che non sia questo. Su questo versante, a subirne maggiormente le spese è il protagonista Tsubasa, personaggio caratterizzato con rara superficialità e dotato dello spessore psicologico di un foglio di carta. Molto più interessante è ciò che Tsubasa rappresenta: figlio di una famiglia abbastanza benestante (non viene specificato nel dettaglio, ma è palese che non abbia problemi economici di alcuna natura), cresciuto con affetto da
captain-tsubasa-kaigai-gekitouhen-in-calcio-1424917madre, padre e amici, è quanto di più lontano si possa pensare dai vecchi protagonisti dello spokon. Eppure il suo comportamento è il medesimo, ancora legato a storie vecchio stile con cui lui, a ben vedere, nulla avrebbe in comune. Il vero erede del pugile Joe Yabuki (protagonista di Rocky Joe) e compagni è Kojiro Hiyuga, il rivale, il nemico da sconfiggere: orfano di padre, povero e con madre e diversi fratelli minori da mantenere, carico di rabbia e di rivalsa sociale, sfoga sul campo da gioco tutta la sua frustrazione, la sua ira repressa, in cerca di un futuro migliore per la sua famiglia. Al confronto, le motivazioni di Tsubasa appaiono risibili, inconsistenti rispetto all’impegno e al sacrificio che riversa nel gioco, incapaci di giustificare la dedizione folle che lo spinge a rischiare danni irreversibili al proprio fisico per la più insignificante delle partite. I ruoli, insomma, si sono ribaltati: il ragazzo di buona famiglia, felice e soddisfatto è diventato il protagonista sempre vincitore, il povero ribelle e violento il rivale destinato alla sconfitta…

Una volta terminata la prima serie, la casa editrice Shueisha ha fiutato l’affare e ha permesso a Takahashi di continuare la serie ad oltranza tanto che… è tutt’ora in corso! Word Youth, Road to 2002, Golden-23 e la recentissima Rising Sun: questi i titoli dei capitoli successivi della serie. Neanche a dirlo il giovane Tsubasa farà carriera tanto da arrivare a giocare come titolare nel Barcelona F.C.

Tsubasa con la maglia blaugrana. Con il passare delle serie le gambe dei protagonisti diventano delle partiche. Wakabayashi (in arte Benji) sarà arrivato ai 4.30 m!
Tsubasa con la maglia   blaugrana. 

Di manga sul calcio ne sono stati fatti un bel po’ ma negli ultimi anni un titolo che si sta distinguendo dagli altri è sicuramente Giant Killing. Un manga particolare, innanzitutto, perché ad opera di due autori (cosa molto rara nei manga): testi di Masaya Tsunamoto e disegni di Tsujimoto. I toni di questo manga sono totalmente diversi da quelli a tratti surreali di Captain Tsubasa. Innanzitutto il protagonista non è un giocatore ma un allenatore, il carismatico Tatsumi Takeshi, il cui compito sarà quello di risollevare le sorti della sgangherata squadra dell’East Tokio United.

Il mitico allenatore in questione
  Il mitico allenatore in questione


giant killingLa storia si muove in base ad una serie di livelli incastrati l’uno con l’altro e comunicanti, a partire naturalmente dagli stessi giocatori. Non facciamoci infatti illusioni, nonostante Tatsumi e le sue tattiche siano al centro dell’attenzione, sono i giocatori i veri protagonisti in campo, che siano quelli dell’ETU o delle squadre avversarie. Ad ogni giocatore infatti è dedicato del tempo per scoprire le proprie motivazioni, la propria storia e per permetterci di conoscerli ed affezionarci a questa squadra, come se fosse la nostra, ma anche, eventualmente, a decidere di apprezzarne un’altra, anche se per ovvi motivi non possiamo seguirne il percorso.

Il secondo livello è naturalmente quello di Tatsumi e il mondo degli allenatori, il modo differente di gestire una squadra e anche i problemi che essi stessi affrontano con la società, con i giocatori e durante le partite. Essendo Tatsumi il protagonista, infatti, la rivalità tipica degli spokon non si ferma certo agli atleti, ma ricomprende l’allenatore stesso, in una sfida a chi riesce meglio a gestire una squadra.

Il terzo livello

No, Goku. Non quel terzo livello...
   No, Goku. Non quel terzo livello…

giant-killing-1182264è ciò che circonda l’intera squadra, cioè la società e la tifoseria. I tifosi comprendono sempre una buona fetta della storia, non limitandosi ad essere semplicemente i “commenti esterni” che occupano vignette per spiegare l’ovvio che sta avvenendo in campo, ma intervenendo direttamente nella trama e avendo una loro storia parallela: così abbiamo il gruppo degli “ultras”, il gruppo dei vecchi tifosi accompagnati dai figli, e i loro differenti modi di vivere l’amore per l’ETU. L’ultimo livello è composto da quello dei giornalisti: per ora, abbiamo visto solo le avventure della reporter Fujisawa,  anche qui, non si tratta di semplici commenti, ma di una vera e propria storia parallela. Giant Killing non è solo la storia di una squadra, è la storia di tutti i mondi che ruotano attorno ad una squadra, ciascuno con la loro

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Stay nerdish, stay foolish!

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